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La volontà: Scegli.

Cos’è la volontà se non la cosa più grande, o meglio, il dono più grande che avremmo mai potuto avere ?

Essa infatti è quel sottile filo che ci permette di scegliere tra bene e male, e a nessuno, a parte noi, è concesso usare quella volontà. Non siamo marionette, non siamo burattini. Se sappiamo scegliere davvero la differenza tra una cosa o l’altra, allora possiamo davvero dire di essere liberi.

Per questo la società di oggi è schiava. Schiava di tantissime cose come il cellulare, il sesso. Perché schiava? Perché sembra non poterne fare a meno. Sembra non riuscire a imporre la propria volontà su queste cose, come su tante altre. Non è capace di rinunciare, non è capace di lottare, non è capace di essere indipendente, e quindi dipende da tutto il resto.

Ho fatto un post sui vari social chiedendo: “E’ giusto che la volontà dei genitori prevalga sulle scelte dei figli?”

Molti mi hanno risposto “no” ma che dipende comunque dall’età del pargolo.

Certo, ovvio, ma io mi riferivo a un altro tipo di scelte. Scelte di fede, scelte di vita, scelte che potrebbero non essere approvate dai genitori in quanto di ideologia e valori diversi.

Come ad esempio se un ragazzo/a scegliesse di voler servire per tutta la vita in quanto Cristiana, e i genitori, atei, le imponessero di farlo. Opprimendola in una scelta non sua.

Oppure se si sceglie di voler sposare qualcuno che non è approvato dai genitori, oppure scegliere per forza la vita del figlio.

“Tu vieni a lavorare con me, non farai l’università” .

“Lo scrittore? Puoi farlo benissimo come hobby, non serve che studi”.

“Il conservatorio? Certo hai passione, ma è difficile diventare qualcuno di importante in questo mondo.”

Della serie, bisogna per forza fare carriera, soldi, vivere per lavorare e non lavorare per vivere. Ma insomma, è tanto brutto inseguire i propri sogni per poi poter affidarsi a qualcosa.. Qualcuno di più grande. Senza pensare a preoccuparsi. Fai la tua volontà, uniformala con quella di Dio, e non preoccuparti se non avrai soldi per mantenere la tua famiglia, non preoccuparti di non farcela. Perché ho visto centinaia di persone  farcela miracolosamente, ho visto troppi testimoni che dichiarano di farcela senza fare una vita agiata a mantenersi anche con cinque, sei figli.

E’ così bello avere Fede. E capisco che è altrettanto difficile accettare quest’ultima.

Spesso capita che bisogna abbassare la propria volontà a quella di Dio. Spesso capita di non accettare questa cosa, persino io per un periodo non ho accettato di abbassare la mia volontà a qualcosa di più grande, che inizialmente non capivo. E voi direte: Ma se abbiamo il libero arbitrio, che significa abbassare la propria volontà a Dio?. E’ questo il punto, è usare la propria volontà per farla coincidere agli insegnamenti Cristiani, e non è facile. Spesso, forse quasi sempre, scegliamo la soluzione che ci rende più felici, scegliamo questo mondo e non l’Altro. Eppure il nostro corpo di carne, non è che una gabbia per la nostra anima. Che vorrebbe solo poter arrivare in alto.

Spesso non capiamo che siamo noi che dobbiamo decidere, spesso scegliamo di non scegliere e ci fermiamo perennemente a un bivio, restando tiepidi. Spesso per voler provare sia il caldo che il freddo, non scegliamo nessuno dei due. E questa è il modo più brutto per poter usare il nostro arbitrio.

Scegliete, che sia caldo o freddo. Ma scegliete da che parte stare.

Che sia buono o cattivo, che sia troppo o troppo poco, che sia sbagliato o giusto, che ti faccia soffrire o no, che ti faccia crescere, che ti faccia riflettere, capire, maturare, reagire, alzarti, cadere e poi ricominciare. La tua vita non si fermerà se lo VUOI. Quindi anche quando sei sul fondo, cosa sceglierai? Di restare a terra o di rialzarti?.

Scegli, in ogni caso scegli una delle due strade, non fermarti in mezzo… o sarai perduto.21555985_10213684184649577_1084100185_o

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L’Amore. Eros-Philos-Agape

E’ un po’ che volevo scrivere riguardo questo argomento, per quanto volessi sentirmi pronto, non penso di esserlo. Non perché non sia in grado di spiegarne i misteri, ma per il semplice fatto che ognuno ha la sua versione, ognuno ha il suo viaggio, la sua storia, la sua esperienza prettamente soggettiva. Ognuno ha le sue scelte, ognuno ha i suo sbagli, ognuno se parla di amore, parla di sé, ma mai di qualcosa. Perché semplicemente l’amore non è un qualcosa di cui ci si può parlare, è solo una parte di noi che si può raccontare.

Pugni chiusi, non confondiamo l’amore con le delusioni, non confondiamo un sentimento che è, sì, una droga, una positiva e gli do questo nome per il semplice fatto che quando ci viene tolto o viene a mancare usciamo un po’ pazzi, siamo un po’ tutti dipendenti dal magico sentimento, da quello più forte… l’amore.

Non voglio raccontarvi la mia esperienza, non voglio raccontarvi perché ci si sta male, ma cercherò di parlarne con voi. Perché stiamo male una volta che tutto è finito? Eppure l’amore si divide in tre rami: L’Eros,Philos e l’Agape.

Parliamo dell’eros, l’amore che ha bisogno per forza di un ricambio, la fiamma che divampa ma subito si spegne. Quello che inizialmente tutti proviamo, vogliamo dare il nostro amore, ma vogliamo anche riceverne, e questo ci fa stare bene solo per un periodo di tempo, un periodo breve… un fuoco di paglia. Eppure l’eros è quasi quello più comune, un amore che va comunque costruito, sviluppato… per diventare un Philos… qui ora molti mi ammazzeranno, ma il Philos non è semplice amore, non è il semplice sentimento che ti fa stare bene e che ti fa sentire lo stomaco pieno di gioia. Il Philos non è solo amore, è anche amicizia. Ed è qui la parte importante, se fondiamo amore e amicizia, allora ecco che quello scambio di cui abbiamo parlato prima viene un po’ ad annullarsi, perché e così che si dovrebbe amare, senza ricevere nulla in cambio. Tempo fa una persona mi ha dimostrato come si potesse amare senza dover aspettarsi per forza lo stesso esatto livello di amore indietro. Non c’è una bilancia in amore, non c’è una misura, non è matematica, non va calcolata, è chimica e va studiata, va capita, bisogna farci esperimenti la maggior parte delle volte, ma si prende così com’è. E infine c’è L’Agape, l’amore universale, ovvero quello di amare e voler bene a tutti indipendentemente da chi si è, da cosa si faccia. Amare i propri nemici, amare qualcuno anche se ci ha fatto un torto, perdonare tutto senza arrabbiarsi e avere quella straordinaria forza di essere mangiati dall’amore. Spesso chi arriva all’Agape non riesce a stare con la civiltà e si isola, come gli eremiti. Stesso Gesù praticava l’agape e cercava di insegnarcelo.

E allora perché si sta male? Perché non possiamo più dare il nostro amore, o perché non ne riceviamo più? Cos’è che ci rende felici ? Dare o Ricevere? Perché dopo ci fermiamo in quel limbo oscuro in cui non riusciamo ad andare avanti per qualche mese, per poi rialzarci più forti? Perché penso che sia tutto finito e mi fa comunque stare male? Perché chi parla di amore, come detto sopra, racconta di sé e non parla di qualcosa. 21555985_10213684184649577_1084100185_o

Violenza. Perché l’uomo perde il controllo di sé.

Oggi voglio parlare di un argomento spesso individuato come “femminicidio” o “violenza sulle donne”. Ma no, non voglio parlare di argomenti sui quali si parla ormai da tanto, troppo, ma della  violenza in generale, e quindi perché l’uomo (e per uomo intendo la razza umana, quindi anche la donna) ha quegli scatti d’ira, quel momento in cui si perde l’autocontrollo, i così detti 5 minuti.

Ebbene, innanzitutto c’è una cosa da dire. In quel preciso momento in cui ci innervosiamo e diamo un primo colpo, che può essere un insulto, un pungo, uno schiaffo ecc. Possiamo essere scusati, anche agli occhi di Dio. Poiché egli stesso dice che “il primo colpo” non viene da noi, ma da qualcun altro. Dopo il primo, tutto ciò che facciamo è nella nostra piena facoltà di volere. Ad esempio:

Se mi arrabbio molto con un mio amico, a tal punto da tirargli un pugno, quel primo pugno e come se non l’avessi dato io, quel primo pugno è davvero qualcosa che parte dal perdere completamente la ragione. Ma se io continuo con un secondo, vuol dire che allora in quel momento già ho recuperato la ragione e quindi significa che voglio continuare a fargli del male. Il discorso è un po’ ingarbugliato, ma il concetto è questo.

Allora perché ci prendono questi attimi ? Perché semplicemente ci facciamo possedere dal male. Sembra stupido, ma è così. Sono sicuro che a molti sia capitato di perdere le staffe, c’è chi sfoga questo in modo continuo, e arrabbiandosi costantemente, mentre c’è chi tiene tutto dentro fino a esplodere, e questi ultimi sono più pericolosi. Non perché esplodendo facciano più male, ma perché cominciano a metabolizzare tutto ciò che li ha fatti innervosire fino a quel momento, cominciano a pensare non solo alla goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma a tutto l’intero contenuto di esso. E così il loro cuore si oscura e non si fermano a quel solo primo pugno, ma vanno oltre, si fanno controllare volontariamente, fanno peggio perché mettendo tutto insieme vogliono sfogarsi in una botta sola su tutto.. e questo fa male, fa male al cuore, all’anima, e alla mente. Come combattere allora questa cosa? Semplice… bisogna che il vaso, se riempito, si svuoti subito. Non c’è scusa per  chi usa la violenza, c’è solo rimedio, e il rimedio c’è solo per chi vuole davvero cambiare. C’è chi è violento per natura, chi lo fa sempre, chi vuole ottenere qualcosa solo con la forza e l’arroganza. Siate umili, chiedete scusa, se sapete di arrabbiarvi allontanatevi, metabolizzate e riparlatene con calma risolvendo il problema.

E’ capitato anche a me di essere così, è capitato a molti che di indole non lo sono… quindi non fatevi controllare, cercate di essere liberi, di amare e di sfogarvi con qualsiasi persona possa risolvere il problema.

Il vostro partner vi ha mancato di rispetto? Andate fino in fondo e risolvete il problema con calma.

Vostra madre comincia a sgridarvi, a entrare troppo nella vostra vita? Cominciate col non urlare, e col contare fino a 10. Non urlare dal principio aiuta molto.

Un vostro amico vi ha sporcato i sediolini della macchina o vi ha rotto un oggetto a voi caro? Cosa vale di più? il danno di un oggetto o il danno a una persona rischiando di perderla?

Il perdono per essere violenti, causare dolore o sofferenza a qualcuno, ha un prezzo molto alto, che va sempre pagato, quindi, badate bene. Siete uomini, siete umani. Usate il cervello e il cuore, e se a volte domina troppo l’invidia la gelosia e l’ira, pregate, tutto può essere allontanato con la preghiera. Questi tre sentimenti si scacciano: il primo essendo umili, il secondo ragionando e il terzo pregando. Fate tutte e tre insieme le cose e avrete risolto gran parte del problema. 21555985_10213684184649577_1084100185_o

Blog: Servizio a Lourdes.

Tra il 22 e il 29 ottobre sono stato a Lourdes con il mio gruppo scout, saremmo dovuti partire il 23 agosto ma l’esperienza già descritta nell’articolo “un saluto dalla Provvidenza” che potete trovare sempre su questo sito, ha fatto sì che partissimo due mesi dopo.

Non mi soffermerò nel descrivere la città, strutture o altro, sebbene ne parlerò poco quello che voglio scrivere in questo blog è l’esperienza di servizio che ho e abbiamo vissuto.

Non è mai facile descrivere questo tipo di esperienze, soprattutto perché sono uniche e rare, ogni Route ha una propria vita e come ogni vita si può vivere una volta sola.

Una volta arrivati a Lourdes, non ci hanno dato un’attimo di respiro. I volontari erano pochi in quel periodo e ci hanno catapultato subito nel servizio vasche, ovvero: immergere persone proveniente da ogni angolo della Terra nell’acqua miracolosa di cui tanto si parla. Qui voglio soffermarmi un attimo, è bene specificare che le persone che venivano da lontano, spendendo molti dei loro soldi solo per avere un qualche grazia spesso e volentieri nemmeno per loro stessi ma per qualcun altro, si denudavano davanti a sconosciuti pronti ad aiutarli ad immergersi, e quindi si spogliavano dell’unica cosa che gli era rimasta, pur di affidarsi nella mano della Madonna e di Dio; la loro dignità.

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Il servizio in sé consisteva nel farli spogliare, mettergli un asciugamano in vita e accompagnarli nella preghiera fino all’immersione in quella gelida e miracolosa acqua di 13 gradi.

Questa cosa ha scombussolato la sensibilità di molti, soprattutto dei più giovani di noi, ci ha fatto riflettere, ci ha cambiato modo di pensare, agire. In quella città era come se tutto fosse circondato dall’amore, non esistevano persone arrabbiate o che non sorridevano. Già dalla mattina si vedevano tutti adorare il Signore, chi pregava chi lodava e chi serviva.

Una specie di Eden sopravvissuto alla cattiveria dell’uomo.

L’umore di tutti in poco tempo si adeguò all’amore e al benessere che ci circondava. Posso dire che ero partito portando tante cose brutte nel mio cuore. Tanto odio, sofferenza… quella parte che un po’ tutti abbiamo. Questa parte di me era così forte che anche se circondato da tutto quello descritto fino ad ora, permaneva… finché non ho deciso anche io di immergermi in quell’acqua.. e dopo tutti i miei pensieri, tutte le cose cattive o sbagliate che mi passavano nella testa, andavano contro a un muro che non lasciava più trapelare alcun male… nei giorni seguenti ho solo pregato che questa sorta di grazia mi pervadesse ancora, ed è rimasta fino al mio ritorno. La parte cattiva di me, che molti hanno, che molti combattono era estinta, disintegrata, morta. Spero un giorno di tornare in quel posto così magico che mi ha guarito dal tarlo maligno insinuato nella mia testa. Vi lascio infine con la frase più bella e significativa che la Madonna di Lourde ha detto a Bernadette:

“Non ti prometto la felicità su questo mondo, ma nell’altro”.21555985_10213684184649577_1084100185_o

L’eterna lotta: Sesso o Castità ?

Oggi vorrei toccare un argomento che molti considerano un tabù. Premetto che in quanto cristiano si sappia già da che parte sto, quindi chi non condivide può abbandonare subito questo articolo, oppure, leggerlo in chiave del tutto opinabile.

La domanda che molti fanno è: Perché?

Perché bisogna trattenere un istinto naturale, un istinto che si dice faccia bene al corpo, che migliori la vita di coppia, un sentimento del tutto naturale per il quale non bisogna aspettare il matrimonio.

Eppure, penso che non ci sia cosa più bella e sacra di mantenere quel dono magnifico e di donarlo alla persona con la quale siamo sicuri di trascorrere tutta la vita: La verginità.

Ci sono tanti tipi di persone… chi aspetta i 18 anni, chi lo fa quando capisce di condividere davvero qualcosa con la persona amata oppure chi lo fa per sfizio, e per questo distingueremo la parola “sesso” con la parola “amore” (tranquilli non mi preoccupa essere chiamato checca, poiché difendo questo pensiero con tutti i valori che mi sono stati insegnati).

Il corpo, secondo la visione Cristiana, è tempio di Dio, questo tempio non va sconsacrato con l’atto di adulterio, non va sconsacrato con i gesti impuri. Dicono tutti che sia un istino a cui bisogna rispondere. Ma non è forse il fatto di poter controllare gli istinti che ci differenzia dalle bestie? dagli animali?.

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Il Matrimonio non è solo un “unione” è un “sacramento”. Ciò che viene unito da Dio, non può essere diviso dall’uomo, e ciò che viene unito sulla terra, sarà unito anche dall’altra parte.

Conservare la propria purezza fino a quel giorno, fino a sposare la donna o l’uomo che si ama e capire che è amore farlo in quel modo. E’ amore farlo con sentimento, avendo vissuto tanti anni nel conservare quell’istinto e farlo per la prima e unica persona della propria vita… non è bello ?

Si aspetta il matrimonio non per una semplice regola imposta dalla chiesa… lo si aspetta perché è semplicemente così che va fatto, va unita prima l’anima degli sposi poi il corpo.

Ho sentito alcuni dire che il “casto” sia il vero “ribelle” colui che non cede agli istinti naturali dell’uomo e si costringe a non cadere. E qui, per quanto abbia parlato poco esprimo il mio ultimo parere: Gli istinti sono degli animali, non appartengono all’uomo, altrimenti non ci sarebbe stata data l’opportunità di controllarli. 21555985_10213684184649577_1084100185_o

Narcisismo. Essere o Apparire ? Quando la vanità ci cambia.

“Nel linguaggio comune, il termine vanità indica un’eccessiva credenza nelle proprie capacità e attrazione verso gli altri. Prima del XIV secolo non aveva alcun significato narcisistico, ma era considerata una futilità. Il relativo termine vanagloria oggi è visto come un sinonimo arcaico della vanità, un’ingiustificata vanteria; sebbene il termine gloria oggi ha assunto un significato prevalentemente positivo, in latino il termine gloria (dal quale deriva la parola in italiano) significa approssimativamente vanteria, ed aveva spesso un significato negativo.”

Perché viviamo nell’epoca del narcisismo ? Semplice, il motivo è che viviamo nella stessa epoca dei social network, dove l’immagine è sempre la prima cosa che conta. Per non parlare di social come Instagram o Snapchat, social che hanno esattamente lo scopo di renderci narcisisti, eppure lo siamo, e metto anche me in mezzo, seppur in modo minore rispetto a molti.

Seguite bene questa domanda:

Che bisogno c’è di pubblicare una nostra foto su un social?

Ovviamente nessuno a parte quello di dover farla vedere alle persone che ci seguono, di leggere i loro commenti, capire chi vede le nostre storie, se interessiamo a qualcuno. Il problema è che semplicemente veniamo usati da questi mezzi, invece che usarli.

Si potrebbero usare per mandare un messaggio, a volte anche pubblicitario, ma anche un messaggio diverso. E pochi lo fanno, e seppur pochi almeno esistono.

Viviamo in un mondo dove bisogna essere belli, magri, fra un po’ anche gay oserei dire. Questo perché non si capisce che viviamo in un fiume, e come in tutti i fiumi c’è una corrente, una corrente forte, che non possiamo fermare… perché ci trasporta, ci prende e ci sbatte un po’ da tutte le parti.

Viviamo in un mondo dettato dalla moda, che a sua volta è dettata da Qualcuno di più potente, anche di noi.

Alla fine non saranno  niente, fidatevi, così come vedo molti video di youtuber aiutare le persone regalando cibo o soldi.. e leggere sotto lo stesso video “a 15000 like metterò un altro video”.

Siate puri come colombe ma astuti come serpenti… siate ombre nella luce, siate silenziosi, senza fare rumore, poiché il bene si fa in silenzio, tutto il resto è palcoscenico.21555985_10213684184649577_1084100185_o

Nobiltà D’animo

 

Nobiltà d’animo ? Mah, ma cosa sarai mai questa sconosciuta.

Mi sto accorgendo pian piano che non viviamo solo di cellulari, social network, ignoranza. E’ diverso, non viviamo affatto.

Ormai la gente ha smesso quasi di leggere, sono poche le persone che cercano di informarsi, di acculturarsi, e noto sempre più che questo ha portato a una chiusura oculare, non si guarda più il mondo con occhi diversi, occhi di qualche scrittore che ci racconta il suo punto di vista sulla vita, sulla natura, ma anche su pareri obbiettivi che possono essere critiche costruttive o semplicemente dibattiti. Noto che c’è una costante “chiusura mentale”. E se pensate che questo fenomeno non è dovuto alla poca lettura, un po’ vi sbagliate.

Ormai internet è diventato il nostro modo comunicativo di default.

Il caro buon vecchio Eco qualche anno fa disse:

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».

Mai stato così d’accordo.

Allora perché ho chiamato questo articolo “nobiltà d’animo”? Semplice, ve lo spiego citando l’uccellino anonimo che mi si presenta spesso con qualche perla:

“La nobiltà d’animo è la capacità cognitiva del mondo in tutte le sue prospettive e i suoi sfondi, è la conoscenza perfetta della gentilezza verso l’altro, è quello studio che accultura l’uomo e lo porta a non arrestarsi alle apparenze, ma a guardare fino in fondo, e soprattutto la nobiltà d’animo non sa cosa significhi l’indifferenza verso il male”

Ora, analizzando un punto alla volta:

Non so cosa esattamente intendesse il vecchio Eco con “imbecilli”,  a mia analisi penso siano quelle persone appunto, che studiano, non i libri di scuola, o enciclopedie. Ma studiano se stessi, quelle persone che abbiano la decenza (e anche l’umiltà) di criticare sapendo le cose, parlare conoscendole, informarsi. Spesso questa ricerca non avviene subito e si incappa nell’errore del “giudizio senza senso” un giudizio che serve la maggior parte delle volte a offendere o infamare qualcosa/qualcuno e che dopodiché non ha nessuna utilità. Accorgersi per primi di sbagliare è il primo e grande passo che molte persone purtroppo non fanno, chi per orgoglio chi per altro, ed è questo che le priva della capacità cognitiva del mondo in tutte le sue prospettive. Non solo nel parlare, ma nel guardare, nell’osservare, nell’essere qualcuno utile alla società. Non come i così detti “caproni” che seguono le dicerie degli altri e si aggregano proprio perché incapaci di scegliere, giudicare, constatare.

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Parlando della “gentilezza” voglio dare un significato meno recente a questa parola, quello che gli antichi poeti intendevano per “gentilezza” era tutt’altra cosa, era un concetto molto più ampio, un concetto che toccava più l’anima, il cuore e l’amore.

Chi di oggi ha la stessa “nobiltà d’animo” di Petrarca, Boccaccio (oddio insomma) e che ne so, magari Dante. So che le Tre Corone non sono proprio persone recenti e che il mondo è cambiato… ma in realtà siamo cambiati noi, e noi abbiamo cambiato il mondo, non viceversa.

Lo studio accultura l’uomo, l’uomo capisce l’essenzialità dell’essere, del non soffermarsi sulle apparenze, non giudicare, palare senza sapere. Quindi parlare, conoscere, non aggregarsi ai “caproni” e avere la vera libertà di scelta e di parola.

Ora, come sempre. voglio toccare l’argomento più “religioso”, quindi immagino che la maggior parte di voi si fermerà qui a leggere.

Cosa si intende per “indifferenza al male”?

Il male assume varie forme,  una delle più forti secondo me è proprio quella del “materialismo”, ma non come lo pensate voi. Non intendo il materialismo nell’attaccarsi a un oggetto, al denaro o ad altro, non solo quello almeno. Intendo il materialismo nel concetto di importanza. Di fatto noi siamo su questa terra temporaneamente, molti dei nostri problemi non servono altro che a distrarci, a far si che pensiamo a quello e non a qualcosa di più importante. Per esempio:

“Sono brutta, devo andare in palestra”

“Ho pochi amici, pochi soldi, vorrei tanto poter avere quello che hanno i miei amici”

“Sono malato, il mio corpo ormai sta cedendo”

E tanti altri problemi che ci inducono a pensare di dover trovare una cura per il nostro copro, una cura per i problemi su questa terra… e il continuo pensarci e preoccuparsi ci fa dimenticare di lottare per qualcosa di ben più grande, l’arrivare in Paradiso. Il distrarci con piccolezze, è solo un’arma del male, un tranello in cui anche io casco.

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Un Saluto dalla Provvidenza

 

Avevamo appena iniziato un nuovo campo scout, campo di servizio si intende, eppure già dai primi giorni ci era sembrato tutto così facile. La fatica che di solito si percepisce a questo tipo di campi non c’era… eravamo troppo agevolati. Cucina già costruita, fornelli funzionanti, bagni normali, docce già costruite. Eravamo in una casa famiglia più che in un campo scout, mi dispiaceva un po’. Amavo la montagna, la natura e soprattutto quegli imprevisti che ti coglievano impreparato e ti obbligavano a scervellarti per risolverli. Inutile dire che con le condizioni attuali ci era facilissimo proseguire senza troppi intoppi. Ma alla fine l’imprevisto venne, e non fu uno di quegli imprevisti dove la sola forza di volontà umana può agire e risolvere il problema, no… Il nostro capo si prese una qualche malattia che, almeno in quel momento ci era sconosciuta. Puntini rossi sulle gambe, lividi enormi anche solo se poggiava leggermente il braccio da qualche parte… insomma, le sue piastrine erano andate in ferie, o semplicemente avevano litigato con gli anticorpi. Non ci fu troppo panico, molta preoccupazione sì, ma si ebbe solo quando dovettero ricoverarlo in ospedale. Il campo continuò a proseguire, i due più grandi di noi riuscirono a mantenere sangue freddo, calma e organizzazione. In quei giorni restanti non si parlava d’altro, da lì a poco saremmo dovuti partire per Lourde, e fare una Route* di servizio… e come potevamo se il nostro accompagnatore aveva avuto una sorta di “leucemia” ? Fortunatamente non era quella, e nemmeno il peggio che si pensava, semplicemente la causa era sconosciuta e nemmeno assai grave come pensavamo. Passò un’altra settimana dopo il campo, così decisi di andare a trovare il mio capo e nonché guida spirituale in ospedale. Già dal telefono la voce mi sembrava strana, mi aveva detto che era per l’aria condizionata, ma avvertivo una calma, una pace quando parlava. Appena fui lì in ospedale, e finalmente dopo aver trovato la stanza e aver preso le dovute precauzioni, ovvero il farmi indossare camice, mascherina e cuffietta, entro nella stanza dove “alloggiava” il mio caro capo. Mi fece strano vederlo con tutta quella barba, mi spiegò che non poteva radersi, un taglio anche se piccolo gli avrebbe creato un problema. Parlando con lui quella calma e pace che sentii già via telefono era ancora più forte. Questo perché quando si parla da vicino c’è uno scambio di vibrazioni un contatto che non si può avere nemmeno coi tanti mezzi tecnologici di oggi. Parlammo del fatto che avremmo dovuto spostare la route, dei biglietti da rifare, dei soldi persi… Insomma, impossibile che la compagnia aerea ci avrebbe rimborsato 2050 euro di biglietti, e la compagnia degli autobus francese gli altri 500 euro. Provammo a chiamare, ma niente, il rimborso poteva essere effettuato solo dalla persona malata e dal nipote più stretto. Per noi altri ci sarebbe stata la penale di 130 euro per poter cambiare biglietto… e 130 per 10 (eravamo 11 più il nostro capo) erano 1300 euro da pagare. Beh… avevamo ormai rinunciato ad andarci. Senonché un giorno ci contatta il nostro capo, finalmente dimesso dall’ospedale e con le piastrine a 150.000 e in continua salita. Dopo la premessa di aver contattato compagnia aerea e dei trasporti pubblici francesi, aver spiegato la situazione che si era creata e, dopo averli contattati fatto una piccola preghiera, affinché la provvidenza ci assistesse. Inutile dirvi che ci furono rimborsati tutti e 2500 euro spesi, senza nessuna penale.
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